Il concetto di protezione del capitale è molto cambiato negli ultimi anni. In passato esisteva la certezza della conservazione del capitale con l’investimento nei BOT e più in generale nei titoli di Stato. Poi la crisi finanziaria ha cambiato gli scenari dell’economia e ha posto in crisi la sopravvivenza del sistema Paese e dell’Euro.

protezione capitaleL’indebitamento pubblico ha cominciato a pesare fortemente nel bilancio dello Stato; si sono create notevoli differenze nel costo dell’indebitamento in termini di interessi sul debito che i singoli Paesi sono costretti a pagare. E’ venuto in primo piano lo “spread”, che è in relazione con l’affidabilità degli Stati, e quindi con il rating degli stessi.

Cosa ha prodotto la scomparsa del “risk free” per l’investitore ? E’ stato il cambiamento epocale che ha causato la perdita del tradizionale riferimento dell’investitore, quello nei Titoli di Stato. Era una tipologia di investimento semplice che in passato ha dato buone soddisfazioni a gran parte degli investitori. La variazione dello “spread” ha avuto grandi ripercussioni sull’andamento dei mercati e ha dominato la scena economica e politica negli ultimi anni. Si sono creati a livello BCE sistemi di protezione per evitare che lo spread andasse per certi Paesi fuori controllo e quindi gravasse pesantemente sulle loro economie, aumentando il peso della crisi. E’ stata determinante l’immissione di liquidità che da parecchio tempo eroga la Banca Centrale Europea, per evitare che gli Stati e le Banche si trovino in gravi difficoltà finanziarie.

In questo contesto gli investitori sono stati dominati in gran parte dall’incertezza. Si sono trovati comunque ad essere penalizzati nelle loro scelte dai tassi di mercato, ai minimi storici, che hanno portato molto in basso il rendimento della liquidità e delle obbligazioni, considerata anche l’inflazione. La percezione del rischio legato all’investimento in Titoli di Stato ed in Obbligazioni è ben evidenziato dalla volatilità che contraddistingue questi strumenti finanziari, un fatto nuovo che in passato non esisteva.

D’altro canto i salvataggi di alcuni Stati in difficoltà, faticosamente e tardivamente messi in atto dalla Comunità Europea e dalla Banca Mondiale, denotano che la situazione economica in generale è profondamente cambiata. Non è più garantito che uno Stato possa far fronte alle sue necessità e possa essere salvato dalla Comunità. Anche le Banche, in tempi recenti oggetto di fallimenti imprevedibili e di salvataggi quasi impossibili, giocano un ruolo importante nell’attuale contesto economico finanziario. Sono colpite pesantemente dalla crisi strutturale, sommerse dal peso delle sofferenze, necessitano di continue ricapitalizzazioni. Rappresentano un’incognita pericolosa, anche perché detengono una buona fetta del nostro debito pubblico. Anche per il comparto bancario le recenti decisioni Ecofin hanno previsto la possibilità di default ordinato e del coinvolgimento di Azionisti, Obbligazionisti e Correntisti per far fronte alle necessarie coperture. E’ ancora molto vivo nella nostra mente il caso “Cipro” ed il prelievo notevole forzoso a carico dei correntisti che detenevano liquidità in conto.

Considerato quanto sopra e le incertezze che ancora gravano sui mercati non rimane altra scelta per l’investitore se non quella di affidarsi ad un professionista serio e preparato che sia in grado di affrontare con strumenti appropriati ogni situazione di mercato, in linea con il profilo di rischio che ha scelto.

E’ inoltre molto importante che il professionista sia indipendente da condizionamenti imposti dalla Società per cui opera, per poter decidere in piena autonomia le scelte di portafoglio per i clienti.

Azimut, la Società per cui operiamo, è indipendente da logiche bancarie, assicurative ed industriali ed ha un modello di business che pone il Financial Partner in condizione di fare le scelte appropriate per i clienti operando in completa autonomia decisionale.

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